giovedì 20 giugno 2013

Segnali di impatto imminente


La crisi si avvicina ad una nuova fase acuta. Ci sono segnali dall'estero e dall'Italia che non preludono a niente di buono.

Tanto per cominciare B. Bernanke della Fed sta perdendo credibilità. Ormai cominciano a palesarsi fra gli investitori i primi dubbi. Potrà continuare ancora a lungo la politica monetaria espansiva di Bernake?

"La Federal Reserve ha mantenuto invariata la sua politica monetaria accomodante al termine di una riunione al vertice di due giorni.
...
a cominciare dal Quantitative easing che oggi prevede l'acquisto di 85 miliardi di dollari di bond al mese. Ha però previsto schiarite sulla ripresa per il 2014, con una disoccupazione che potrebbe scendere al 6,5 per cento. 
...
Riviste leggermente in calo le stime di crescita per quest'anno. L'economia Usa crescerà tra il 2,3%-2,6% contro il 2,3%-2,8% stimato a marzo. 
...
In attesa della Fed Investitori e trader sono in standby dal 12 giugno. Da allora l'indice Vix - che sintetizza la volatilità dei mercati finanziari - ha perso il 10%. In sostanza è tornata la calma piatta. Perché i mercati aspettano l'appuntamento clou di giornata, il discorso che alle 20.30 ora italiana il governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, terrà sulla politica monetaria. 
...
Parlerà di tapering (riduzione graduale del quantitative easing da 85 miliardi di dollari al mese) oppure prenderà altro tempo con un canonico "wait and see" con cui rimanderà ad altri momenti la decisione sul programma di iniezione monetaria? Ma soprattutto gli operatori si aspettano un discorso che li rassicuri (ecco perché Bernanke non deluderà i mercati)."
(www.ilsole24ore.com)

La borsa americana rimane in rosso, segno che le parole di Bernanke non sono bastate.

La crisi socio-politica, conseguenza della crisi finanziaria, in Europa potrebbe acuirsi già durante l'estate:

"I potenti del mondo e i leader europei sono convinti che alla fine la ripresa dell'economia globale ci sarà. Ma ovunque, e non solo in Eurozona, monta la rabbia dei cittadini: sono sempre di più coloro che vedono un tenore di vita dignitoso come un miraggio.
Proteste e manifestazioni dilagano in qualsiasi parte del globo, dalla Svezia al Brasile, dove la frase miracolo economico, proferita fino a qualche anno fa, non risuona più nelle strade.

Il grande malato del globo rimane l'Eurozona, piegata dalle misure di austerity. Ora si parla di impegno verso la crescita, ma i danni al tessuto economico e sociale sono gravissimi.

Niall Ferguson, professore dell'Università di Harvard, afferma così chiaramente in una intervista rilasciata al canale televisivo Cnbc che l'elevato tasso di disoccupazione in Europa e le aspettative di una crescita deludente nei mercati emergenti genererà maggiori proteste.

Per Ferguson, la prossima città che corre il rischio di "bruciare" per le proteste e per i disordini sociali è Parigi. "Le grandi città europee, con Parigi, sono in cima alla lista dei siti estremamente vulnerabili. E Parigi ha una tradizione di disordini urbani più di ogni altra città nel mondo".

Nel paese, continua Ferguson, l'economia va male. Ma la Francia non è certamente l'unica a essere chiamata in causa. "La disoccupazione giovanile nei paesi latini dell'Europa è davvero una bomba pronta a esplodere"."

(www.wallstreetitalia.com)

Cipro ha scoperto che la politica di risanamento imposta dalla Troika non è sostenibile e porterà il paese verso il baratro:

"Cipro sta provando a rimettere in discussione il prelievo forzosoe dunque il salvataggio della UE...
Tanto non ci riuscirà...statene pur tranquilli....;-)

Cipro, prelievo forzoso sui conti torna in dubbio. Il presidente Anastasiades alla Ue: Basta
...Cipro rimette in discussione il prelievo forzoso sui conti correnti imposto dall’Unione Europea.
In una lettera a Bruxelles il presidente Nicos Anastasiades si è lamentato di aver dovuto sottoscrivere rapidamente il piano di salvataggio con le clausole imposte a Cipro lo scorso aprile, appena eletto.

...“Il bail-in è stato è stato attuato senza un’attenta preparazione”, ha scritto Anastasiades nella lettera. Nel piano di salvataggio non è stato tenuto conto “del pesante fardello che la ristrutturazione della Grecia ha causato a Cipro”.
Il presidente non chiede esplicitamente più soldi ma fa capire che l’economia cipriota non è in grado di ripartire con le condizioni imposte dalla Troika.

Ma le possibilità che si arrivi ad una revisione del piano non sono molte............"
(www.ilgrandebluff.info)

Le politiche di austerità ricevono sempre maggiori critiche. Ed ormai non sono solo più forze di opposizione residuali ed eccentriche. Ma ci sono capi di stato od organizzazioni come Confindustria in Italia. Prima o poi queste voci diventeranno un coro e poi un boato della folla.

In Italia il governo Letta potrebbe avere i giorni contati. Poveracci. Non tanto Berlusconi e i suoi sostenitori, quanto piuttosto Merkel, Napolitano, l'Europa e tutte le élite del continente che hanno dovuto sostenere un governo con Berlusconi pur di salvare l'austerità in Italia e l'euro. Mi sa che il nostro di Arcore è proprio inaffidabile... ora come faranno a tener su la baracca dell'eurozona se l'Italia precipiterà nell'ingovernabilità? Basterà il pilota automatico di Draghi?

"No al legittimo impedimento di Silvio Berlusconi, all'epoca dei fatti premier, a partecipare all'udienza del primo marzo 2010 del processo Mediaset. La Corte Costituzionale ha respinto il conflitto di attribuzione tra poteri sollevato da Palazzo Chigi nei confronti del tribunale di Milano, dove era allora in corso il procedimento, nell'ambito del quale il leader del Pdl è stato condannato in primo grado e in appello a 4 anni di reclusione (3 coperti da indulto) e a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici, e che nei prossimi mesi approderà in Cassazione. Dunque salta la prescrizione. Berlusconi tranquillizza: «Il sostegno al governo continua»."
(www.corriere.it)

Il sostegno a Letta continua, salvo smentite... Del resto una mini (ma nemmeno tanto) bordata è già arrivata quando Berlusconi ha incitato Letta ad infischiarsene del limite del 3% di deficit e del Fiscal Compact ("Il Cavaliere gioca pesante (2)"). Si sa come vanno a finire queste cose: dopo un po' il Cavaliere si stufa di fare il bersaglio mobile della politica italiana e fa saltare il banco.

E mentre la politica viene tenuta assieme con lo sputo, l'economia reale è sempre più a schifio. Un esempio arriva dalle nostre banche imbottite di titoli di Stato italiani (a rischio default) e di debiti inesigibili. Altro che concedere nuovo credito:

"Nuovo record per le sofferenze bancarie, oltre 133 mld ad aprile
Nuovo record negativo per le sofferenze bancarie. Ad aprile, secondo quanto emerge dal rapporto mensile dell'Abi, quelle lorde sono salite a oltre 133 miliardi rispetto ai 131 miliardi del mese precedente e del 22% circa rispetto ai 108 miliardi di un anno prima. L'associazione ha sottolineato l'elevata rischiosità dei prestiti a causa della crisi in atto: dal 2008 al 2012 le banche italiane hanno visto triplicare i prestiti in sofferenza, il cui ammontare è passato nel quadriennio da 41 miliardi a quasi 121 miliardi di euro.
Rimane negativa a maggio anche la dinamica dei prestiti erogati dalle banche italiane alle famiglie e alle imprese. Il calo tendenziale è risultato pari al 3,1% come ad aprile, attestandosi a 1.455,5 miliardi di euro, e sul dato ha pesato soprattutto la contrazione dei prestiti alle imprese, scesi del 3,7% tendenziale (-2,8% ad aprile), laddove i prestiti alle famiglie hanno segnato una flessione dello 0,8%, la stessa di aprile.........."

(www.ilgrandebluff.info)

Tutte queste situazioni, dalla bolla finanziaria globale pronta ad esplodere, alle tensioni sociali presenti ovunque dal Brasile alla Turchia, dalla crisi politica italiana a quella ben più preoccupante dell'economia reale, potrebbero fondersi e produrre un cocktel micidiale per il nostro paese. Tutti gli indicatori preannunciano una tempesta perfetta in arrivo. Le ondate di tsunami saranno altissime e l'Italia è la nazione meno attrezzata per resistervi.

mercoledì 19 giugno 2013

L'importante è saperlo


Pensavo che si esagerasse, che la Merkel in abiti nazisti fosse una parodia estrema, che la svastica circondata dalle stelle gialle dell'Europa fosse un simbolo per paranoici complottisti. Invece sembra che in Europa siamo ancora troppo comunisti (lo diceva sempre Silvio...), troppo di sinistra. Bisogna smantellare questi lussi da sfaticati, questi welfare che appesantiscono le tasche dei ricchi che tanto hanno le cliniche private, che tarpano le ali agli spiriti animali della finanza selvaggia.

"JP Morgan all'Eurozona: "Sbarazzatevi delle costituzioni antifasciste"

NEW YORK (WSI) - Gli economisti del gigante finanziario americano JP Morgan lo dicono senza troppi fronzoli ai governi europei: "Dovete liberarvi delle vostre costituzioni sinistroide e anti fasciste".

Lo si legge in un documento di 16 pagine in cui vengono elencate le modifiche da apportare nell'area euro per riuscire a sopravvivere alla crisi del debito.

Oltre alla parte sul buon lavoro fatto sin qui, la sezione piu' interessante riguarda il lavoro che resta ancora da fare in termini di deleveraging delle banche e di alleggerimento del debito sovrano e delle famiglie.

Le riforme strutturali piu' urgenti, oltre a quelle politiche, sono secondo la banca quelle in termini di riduzione dei costi del lavoro, di aumento della flessibilita' e della liberta' di licenziare, di privatizzazione, di deregolamentazione, di liberalizzazione dei settori industriali "protetti" dallo stato.

Gli autori della ricerca osservano che nel cammino che porta al completamento degli accorgimenti da apportare alla propria struttura politico economica, l'area euro si trova a meta' strada.

Cio' significa che l'austerita' fara' con ogni probabilita' ancora parte del panorama europeo "per un periodo molto prolungato".

L'analisi dei banchieri risale ormai a piu' di due settimane fa. Stupisce vedere che non abbia ricevuto un'attenzione maggiore. Gli unici ad avere scritto qualcosa sono i giornalisti del Financial Times, che pero' non fanno il benche' minimo cenno alla parte piu' eclatante, quella sulla costituzione.

Probabilmente l'idea che le grandi banche - in parte colpevoli per la crisi scoppiata in Usa ormai sei anni fa - anticipino altri anni di austerita' e rigore non sarebbe stata accolta con grande favore dall'opinione pubblica e dai governi.

Nessuno si illude che l'austerity scompaia da un giorno all'altro e nemmeno spera che lo faccia a breve. Tuttavia, ai paesi che hanno fatto ricorso al programma di aiuti internazionali della Troika (FMI, Bce e Commissione Ue) sono state fatte concessioni. Come premio delle modifiche strutturali apportate, e' stato offerto in cambio un alleggerimento degli impegni presi in materia di riduzione del debito.

E' un peccato che l'analisi di JP Morgan non abbia ricevuto l'attenzione che meritava. Si tratta infatti del primo documento pubblico in cui dei banchieri ammettono francamente come la pensano su certi temi.

Il problema non e' solo una questione di reticenza fiscale e di incremento della competivita' commerciale, stando alla loro spiegazione, bensi' anche di "eccesso di democrazia" che va assolutamente ridimensionato. L'elite finanziaria internazionale lascia intendere che se i paesi del Sud d'Europa vogliono rimanere aggrappati alla moneta unica devono rassegnarsi a rinunciare alla Costituzione.

DI SEGUITO UNA PARTE DEL DOCUMENTO ORIGINALE:

Quando la crisi è iniziata era diffusa l'idea che questi limiti intrinseci avessero natura prettamente economica: debito pubblico troppo alto, problemi legati ai mutui e alle banche, tassi di cambio reali non convergenti, e varie rigidità strutturali. Ma col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei paesi del sud, e in particolare le loro costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell'area europea. Quando i politici tedeschi parlano di processi di riforma decennali, probabilmente hanno in mente sia riforme di tipo economico sia di tipo politico.

I sistemi politici della periferia meridionale sono stati instaurati in seguito alla caduta di dittature, e sono rimasti segnati da quell'esperienza. Le costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo.

I sistemi politici e costituzionali del sud presentano tipicamente le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo; e la licenza di protestare se vengono proposte sgradite modifiche dello status quo. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)."


L'importante è saperlo. Per i banchieri e finanzieri internazionali la democrazia, il diritto di protestare, i diritti dei lavoratori sono un peso insostenibile. Se non ci fossero tutti questi freni, questi parlamenti, costituzioni e partiti, magari sostituiti da un direttore generale che gestisce entrate ed uscite, che assume e licenzia, senza rendere conto a nessuno, filerebbe tutto liscio. Niente più sprechi tipo ospedali pubblici, uffici pubblici, pensioni pubbliche... probabilmente la parola "pubblico" e tutte le sue declinazioni verrebbe vietata.

Ma forse questo sistema è già stato sperimentato. In passato l'hanno chiamato "monarchia assoluta", poi la cosa però non ha avuto un grande successo. In compenso in quei tempi hanno inventato sistemi nuovi per intrattenere le piazze: per esempio le ghigliottine. Ma forse è destino che l'umanità percorra sempre le stesse strade...

martedì 18 giugno 2013

Ancora su Berlusconi (e poi basta)


Si sa che in Italia la politica gravita attorno a Berlusconi, visto che Grillo non riesce ancora a rubargli la scena completamente. Pertanto non dovrebbe sembrare troppo strana la pubblicazione di due post di seguito sullo stesso argomento. Ma del resto è utile continuare in qualsiasi modo ad alimentare il dibattito sull'euro, visto che all'indomani delle parole del Cavaliere (vedi "Il Cavaliere gioca pesante (2)") sulle prime pagine dei siti dei giornali italiani è quasi scomparso qualsiasi accenno.

E dire che a Repubblica come Berlusconi apriva bocca, come gli scappava una parola fuori misura, si facevano titoli cubitali per un mese di fila.
Invece questa volta nisba. E' più interessante parlare delle ripicche da asilo infantile all'interno del M5s piuttosto che aprire un dibattito sull'euro e sull'Europa. A Repubblica rinunciano persino a rintuzzare l'ex nemico/semi alleato Berlusconi.

Allora, visto che il tema in rete è ancora sentito, mi sembra interessane riproporre il post del blogger A. C. Minutolo. Un post divertente e nel contempo tristemente amaro, che riassume con arguzia l'insolita situazione politica italiana. Dove i protagonisti da tempo si sono invertiti i ruoli e dove "il protagonista numero uno da vent'anni" si diverte come un pazzo (vedi anche "Berlusconi si diverte come un pazzo" di M. Mazzucco).

"Irresponsabili ad ogni costo: Silvio scavalca il Pd

Così come accade al campo magnetico terrestre, anche le linee di forza della politica sembrano invertirsi secondo un bizzarro e incoerente disegno: ieri abbiamo sentito Berlusconi sostenere ciò che avremmo dovuto sentir dire dal centro sinistra già due anni fa, cioè il no al fiscal compact e niente 3% di deficit. E invece lo grida il tycoon che dovrebbe essere in accordo con il disegno politico che si nasconde dietro la politica dell’austerità, mentre il premier Letta che per ragioni del tutto misteriose appartiene al centro sinistra è a Belfast a fare moine e a piegarsi a 90 gradi. Sarà per l’umidità irlandese.

Certo Berlusconi parla adesso, ma accettò la famosa lettera della Bce quando era ancora metà al governo, metà sul lettone di Putin. Certo in quanto alleato di Monti votò senza fiatare per il mortale fiscal compact, il Mes e per il pareggio di bilancio in Costituzione. Certo il Cavaliere è del tutto inaffidabile anche perché non ha mai fatto politica, ma solo un’eterna campagna elettorale e si dimostra ancora una volta irresponsabile suggerendo di venire meno estemporaneamente ai patti che egli stesso ha votato, dentro comunque un disegno di privatizzazione integrale dello stato.

Ma d’altronde la parte a lui avversa ha cercato di spacciare per responsabilità la subalternità ai potentati europei e al pensiero unico, ha portato in processione il feticcio di un’idea di Europa già morta da tempo e soprattutto non si è accorta, nonostante le prove e le dichiarazioni che le ricette suggerite dalla Bce, dal Fmi e da Bruxelles e Berlino non erano altro che una cessione di sovranità verso istituti di caratteri finanziario e che puntavano a creare impoverimento e disuguaglianza.

Dopo la stagione degli opposti estremismi, abbiamo la stagione delle opposte irresponsabilità. Che diventano clamorose per il centro sinistra nel momento in cui la realtà prima e le analisi teoriche dopo hanno fatto a pezzi presupposti, strumenti e pratiche dell’austerità, mostrando la trama di interessi, di ottusità e di totale inesistenza politica dell’Europa. Persino lo studio principale sul quale si basa tutto l’arzigogolo sul tetto del 3% di deficit e sul debito pubblico non superiore al 60% del Pil , è stato ridicolizzato come frutto di un banale errore di calcolo, senza citare le sconfessioni venute già 8 mesi fa dal capo economista del Fmi. Ma tutto questo è rimasto chiuso in cassaforte, non ha provocato nessun ripensamento, non ha nemmeno sfiorato le primarie e poi la campagna elettorale, non raddrizzato né la schiena di Bersani, né quella di Letta.

La sinergia fra gli slogan di Berlusconi e la cecità politica del Pd, la consociazione di interessi fra due vuoti, ha portato allo sfascio del Paese: la strana inversione di polarità è dovuta soltanto al fatto che il Cavaliere si preoccupa della sua “roba” la cui redditività è messa in crisi dal declino, mentre il Pd già da tempo ha finito di preoccuparsi per i ceti popolari di cui teoricamente dovrebbe essere il rappresentante. Il resto si occupa di mettere in scena una stravagante e penosa commedia dell’inquisizione perché non sia mai che la stupidità batta la fiacca."

(ilsimplicissimus2.wordpress.com)

Il Cavaliere gioca pesante (2)


Nel primo post di un mese fa "Il Cavaliere gioca pesante" avevo scritto che "Non so se le cose stanno così, non ho informazioni al riguardo, ma ho la sensazione che Berlusconi non scherzi sull'Imu e sulle altre promesse/ricatti imposte al governo Letta.
...
Questo malgrado tutti constatino che vengono prima altre esigenze, come la Cassa Integrazione da rifanziare, il problema degli esodati e del lavoro da tutelare in generale.
...
Credo che il Pdl, portando avanti le sue proposte come quella di Alfano che vorrebbe "Cinque anni di detassazione e decontribuzione per i neo assunti, via lo Statuto dei Lavoratori per varare lo Statuto dei Lavori"(phastidio.net) per un costo di appena 80 miliardi!... il Pdl stia cercando uno scontro e un riscontro.

Non penso che nel Pdl non siano consapevoli delle richieste quasi impossibili fatte al governo Letta, che deve fare lo slalom tra politiche di sostegno all'economia e i paletti imposti dai trattati europei.

Io penso invece che nel Pdl, le teste d'uovo di questo partito, siano perfettamente coscienti dell'impossibilità di portare avanti queste politiche.
...
La mia sensazione è che nel Pdl si giochi molto pesante, che si stia cercando una sfida molto impegnativa. E più che con il centro sinistra, il gioco pesante è con l'Europa. Il Cavaliere credo voglia far diventare evidenti, anzi evidentissime, le contraddizioni tra le esigenze dell'economia italiana e l'austerità imposta dall'Europa.

E' un po' come se Berlusconi e i "falchi" del Pdl dicessero senza dirlo esplicitamente:
per rilanciare l'economia dobbiamo abbassare le tasse, e dare più incentivi economici. Non si può fare per ragioni di bilancio bloccato dai parametri europei? Allora i problemi non sono nella politica italiana, ma sono nelle politiche europee. E' per questo se l'Italia non riesce più a crescere: a causa dell'Europa (e della Germania)."


Un mese fa pareva che il centro destra stesse rimontando velocemente nei sondaggi e quindi una tale strategia sembrava buona. Dopo però Berlusconi ha sempre confermato fermamente l'alleanza con il Pd, soprattutto in questi giorni in cui il M5s potrebbe subire una scissione. E poi alle amministrative il Pdl è andato malissimo.

Alla fine mi ero quasi pentito di aver scritto quel post, pensando di essermi ingannato nella valutazione delle intenzioni del Cavaliere. Invece a distanza di un mese ho la conferma di aver capito benissimo:

"ROMA - L'intervista rilasciata dal ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato a Repubblica, in cui frena sulla possibilità di evitare l'aumento dell'Iva, non è piaciuta al Pdl. E dopo gli attacchi dei suoi, da Fabrizio Cicchitto a Renato Brunetta, è arrivato l'affondo di SilvioBerlusconi: "Il governo sta cercando otto miliardi di euro. Mi chiedo in quale azienda non si possano ridurre i costi dell'1 per cento. E' veramente innaccettabile che non si trovino questi fondi", ha detto ...

Ma il Cavaliere non si è fermato qui. Bisogna andare a Bruxelles - ha proseguito - "e non per Battere i tacchi" ma per "rimettere a posto le cose" e sforare il limite del 3 per cento di deficit e il fiscal compact per far partire l'economia perché nessuno "ci manderà fuori da Ue e moneta unica".

Durissime le parole usate dall'ex premier nei confronti del governo Letta e dell'Unione europea: "Bisogna che qualcuno nel governo abbia il coraggio e l'autorevolezza di andare a Bruxelles e di dire a quei signori: 'Noi siamo in questa condizione perché ci avete cacciato voi con la vostra dannata politica di austerità. Dobbiamo rimettere a posto le cose, da qui in avanti il limite del 3 per cento all'anno e il fiscal compact ve lo potete dimenticare'


Ci volete mandare fuori dalla moneta unica? Fatelo. Ci volete mandare fuori dall'Unione europea? Ma no. Vi ricordiamo che noi versiamo 18 miliardi all'anno e ce ne ridate indietro solo dieci. Ma chi mai ci manda fuori dall'una e dall'altra parte?".
(www.repubblica.it)

E questa volta, in risposta al ministro Zanonato che ha dichiarato sia quasi impossibile non aumentare l'Iva (e dal punto di vista contabile ha ragione il ministro...), il Cavaliere ha parlato chiarissimo. Questa volta, rispetto ad un mese fa, non è necessario fare l'interpretazione delle dichiarazioni dal politichese all'italiano.

In effetti il ragionamento non fa una grinza e devo dire che lo condivido. Ma per quale motivo ci dobbiamo impegnare a livello europeo in provvedimenti impossibili da mettere in pratica? Facciamo ciò che è umanamente possibile, sostiene Berlusconi, se poi proprio ci vogliono buttare fuori dall'euro, il coraggio se lo devono prendere loro. E se questo coraggio non ce l'hanno, saranno costretti a tenerci così come siamo. Con il deficit che sfora il 3% (lo fece la stessa Germania qualche anno fa), con il pareggio di bilancio saltato, con il Fiscal compact impossibile da sostenere. Che comunque sarebbe insostenibile lo stesso anche proseguendo con l'austerità: se non si trovano 8 miliardi per Iva e Imu, dove li troviamo 50 miliardi per ridurre il debito pubblico ogni anno?

"Ci volete mandare fuori dalla moneta unica? Fatelo."

Già ma come? La Germania non potrebbe permetterlo perché si ritroverebbe fra le scatole un competitore temibile con una moneta svalutata, e poi con qualche problemino al sistema Target 2 dove le banche tedesche hanno scaricato un bel po' de nostri titoli di Stato:

"- Come tutti sappiamo, le banche tedesche sono riuscite a scaricare i loro "rischi PIIGS" sulla bilancia Target2, sulla Bundesbank, cioè il contribuente tedesco. Pertanto, il rischio di una ricapitalizzazione delle banche tedesche è ormai trascurabile dal punto di vista dei contribuenti tedeschi.
Dopo le operazioni di LTRO 2012, i titoli di Stato più italiani sono oggi detenuti per la maggior parte da banche o famiglie italiane.
- Se, secondo Münchau, l’Italia dovesse fallire, la Germania dovrebbe accettare miliardi di perdite dal sistema Target2."


E poi come ci hanno ripetuto come dischi rotti gli erocrati e gli eurofanatici non esiste una procedura di uscita dall'euro. Come faranno a far rispettare all'Italia i parametri europei, soprattutto se non si riuscirà più ad avere un appoggio politico alle scelte europee? Ci manderanno la Troika? E riuscirà questa a rimettere assieme i cocci di un Parlamento esploso? O a "teleguidare" una maggioranza divisa tra chi vuole proseguire l'austerità e chi vuole trasgredire i trattati?

Ricordo che esiste un bacino di astenuti dormiente pronto a rivitalizzarsi al cenno del primo capo-popolo pronto ad aizzarlo con qualche forma di nazionalismo autoassolutorio e panacea di ogni male europeo. Sarà sufficiente che al telegiornale delle otto si affacci qualcuno di molto conosciuto e indichi il nuovo nemico nazionale da abbattere: euro merda!

Credo che i due "clown" dati oggi per moribondi, potrebbero assicuraci in futuro altri numeri parecchio divertenti. Non organizzate il loro funerale con troppo anticipo...

lunedì 17 giugno 2013

Fare quattro risate


Viva il Decreto del Fare... quattro risate sulla pelle dei contribuenti e dei cittadini che si aspettavano provvedimenti incisivi contro la crisi. Il problema è che il governo Letta, usa tutta la propria "simpatia democristiana" per fare quello che il governo Monti, decisamente poco in sintonia con l'opinione pubblica, non è riuscito a fare: una operazione make up, uno zuccherino da dare in pasto alle agenzie stampa e alle televisioni sussidiate. L'unico provvedimento contro la crisi lo può emanare il governo Merkel. L'Italia si è auto evirata perdendo ogni sovranità economica. Il governo nazionale ormai non può andare oltre a provvedimenti in stile comunale, tipo decidere il colore delle panchine o l'orario dell'illuminazione pubblica.

Avevo già scritto un post sul Decreto del Fare, a caldo, in base alle indiscrezioni giornalistiche (Decreto del fare male). Ma più leggo interventi, più mi convinco che questo è l'ennesimo decreto dai mille sedicenti provvedimenti di snellimento, anche utili in alcuni casi, ma non risolutivi delle sorti del paese. In realtà non è sufficiente modificare il funzionamento di alcune modeste parti di iter burocratici complessi... sono le procedure di per se che andrebbero in molti casi eliminate e ridotte all'essenziale.

"Non che ci fosse da attendersi qualcosa di diverso dal governo che ha inaugurato il nuovo corso della DC 2.0, tuttavia per chi aveva anche qualche mera speranza, a dispetto del nome roboante, il “decreto del fare” si conferma l’ennesima accozzaglia di piccole misure cosmetiche per nascondere sotto il tappeto la polvere che non si cerca di gettare negli occhi del popolo bue."
(www.linkiesta.it)

"Finalmente una buona notizia, di quelle che lasciano il segno: da oggi, grazie al governo Letta, non sarà più necessario il certificato di «sana e robusta costituzione» per fare il farmacista. Il «decreto del fare» —lo ha decretato la grande stampa filo-lettiana— è però una cosa seria, dunque è vietato ridere. A riprova di ciò i media ci informano che è stato eliminato anche l'obbligo di presentare il certificato di «idoneità psico-fisica» per fare il maestro di sci. Un'innovazione davvero tranquillizzante."
(sollevazione.blogspot.it)

Però, malgrado in platea il rumore delle risate copra i discorsi degli autorevoli commentatori entusiasti, la stampa mainstream è concorde. Le misure prese dal governo Letta ci faranno uscire dalla crisi. Questa affermazione tra l'altro si era già sentita all'indomani del dimenticatissimo decreto "crescitalia":

"... le 80 misure (ottanta) prese ieri dal governo Pd-Pdl-Sc sono state presentate come misure per l'uscita dalla crisi. Misure magari modeste, misure «cacciavite» le ha definite il Corsera, ma pur sempre misure che indicano come «uscire dal tunnel». Un concetto reso più enfatico dall'ex direttore di Repubblica, Eugenio Scalfari, che assurto ormai al ruolo di portavoce quirinalizio, è oggi un ultras di Letta come ieri lo era di Monti. Questo il titolo del suo consueto pistolotto domenicale: «Lunga la strada, stretta la via. Ma la marcia è cominciata»."

Ma forse tutto questo entusiasmo è dovuto al provvedimento contro quel mostro di Equitalia che impedisce al paese di tornare a crescere...

"La spuntatina alle unghie di Equitalia, se non si può dire che faccia male, finge di affrontare un problema, quello dell’intollerabile asimmetria tra lo stato e i contribuenti, concedendo un po’ di respiro ai sudditi, senza tuttavia intervenire sulla radice del problema.

Questo per non dire che, per quanto odiosi, i superpoteri attribuiti all’esattore non costituiscono neanche il problema principale in materia di fisco. Il problema è l’eccessiva pressione fiscale e la scarsa qualità dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione a fronte dell’onere in carico ai contribuenti. Neanche a dire che con il prossimo aumento dell’iva il problema si aggraverà e che i discorsi sull’IMU sono armi di distrazione dei massa utili a chi è in vera malafede o non ha capito nulla dei problemi del paese"
(www.linkiesta.it)

"Vorrei ...focalizzarmi sulla cosiddetta impignorabilità della prima casa, che come al solito è stata travisata da molti lettori, i quali – erroneamente – hanno ritenuto che il Governo avesse o abbia inteso rendere la prima casa “impignorabile” sempre e comunque.

La verità è leggermente diversa: la prima casa, cioè la casa di abitazione, non potrà essere pignorata dall’agente di riscossione(Equitalia fra tutte), quando sussistono particolari condizioni:
1-Se l’immobile di proprietà del debitore è adibito – appunto – ad abitazione.
2-Se l’immobile non è di lusso o non è classificato nelle categorie catastali A/8 e A/9 (ville e castelli).
3-Se il debito per cui si procede è di valore superiore ai 120 mila euro.

Sicuramente un’ottima cosa, che però non esclude affatto che per debiti nettamente inferiori, altri soggetti, per esempio le banche (ma anche i privati) possano procedere comunque al pignoramento immobiliare."

E va bene. Il governo non può pensare a tutto lui, ma almeno sulle cose importanti, sul lavoro per dire, ha preso decisioni fondamentali:

"... sono settimane che Letta ci dice, bontà sua, che la vera emergenza è il lavoro. Ed ecco spuntar fuori la norma sui cantieri. Tre miliardi momentaneamente sottratti alla Tav, al Ponte sullo Stretto ed al terzo valico Genova-Milano, per essere dirottati su altre opere, per lo più nelle aree metropolitane di Milano, Roma e Napoli.
...
Ma da dove tiri fuori il governo il numero di 30mila posti di lavoro nessuno lo sa. E nessuno ce lo spiega, dato che si tratta di una cifra improbabile quanto inverificabile. Cifra tanto più arbitraria, dato che deriverebbe da un momentaneo spostamento di risorse già stanziate, senza che vi sia alcun ulteriore investimento."

(sollevazione.blogspot.it)

"Qualcuno troverà ingeneroso ridicolizzare il governo per la pochezza delle sue azioni. Ma che dire allora della pretesa di affrontare il dramma della disoccupazione giovanile, che ha raggiunto il 38%, con un intervento di poco più di 400 milioni di fondi europei da spalmare in diversi anni?

La sproporzione tra la gravità dei problemi e l'azione del governo è sotto gli occhi di tutti. Emiliano Brancaccio ha detto che «si tenta di vincere la guerra con una cerbottana». C'è davvero poco da aggiungere a questo lapidario giudizio."

(sollevazione.blogspot.it)

Va bene, anche qui ci sono problemi di comunicazione, come direbbe Berlusconi, il governo ha fatto un buon  lavoro. Non è colpa sua se il paese rema contro.
Ma c'è un provvedimento che porterà dei bei soldi nelle tasche degli italiani e potrebbe così trascinare la ripresa. Eccolo:

"Partiamo dalla promessa di ridurre le bollette elettriche. Su questo il trionfalismo governativo, ed in particolare del ministro Zanonato, appare davvero fuori luogo. Intanto l'obiettivo verrà raggiunto, se verrà raggiunto, con un'ulteriore penalizzazione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, e già qui ci sarebbe molto da ridire. Ma anche volendo tralasciare questo aspetto, quale sarà l'impatto reale per la famiglia media? Qualche giornalista più avvezzo alle quattro operazioni ha già notato che essendo le famiglie italiane 25 milioni, il risparmio medio sarebbe in realtà di soli 22 euro a famiglia (550 milioni/25 milioni =22). Ci dispiace deludere questi professionisti dell'aritmetica, ma il risparmio sarà assai inferiore. Le famiglie consumano infatti solo il 20% dell'energia elettrica venduta in Italia, dunque gli euri risparmiati saranno solo 4,40 (22x0,2 =4,40).

Circa 4 caffé e mezzo da sorseggiare ringraziando il mitico Zanonato."

Con quattro euro a famiglia, non ci si compra nemmeno la merenda per una gita fuori porta... ma i caffè escono fuori. Ecco forse potremo avere una mini ripresa di un mezzo week end. E' già qualcosa no.

Eppure ricordo che il governo Letta nasceva con tutt'altre ambizioni.
Non si sta battendo da quando è nato per evitare l'aumento Iva e l'abolizione dell'Imu sulla prima casa? Non è forse necessario abbattere il livello di imposizione fiscale?

"Ed infine un'annotazione su un curioso intervento fiscale, anch'esso motivato come misura anti-crisi. Da mesi il teatrino della politica discute di come ridurre l'IMU, come evitare un nuovo aumento dell'IVA, come intervenire sull'IRPEF... il tutto «restando in Europa», con l'impegno a rispettare il Fiscal compact. Ci siamo già occupati di questa gigantesca presa in giro (vedi L'allegra brigata degli europeisti anti-tasse), ma con il «decreto del fare» Letta ha deciso di superarsi. Qual è la prima tassa davvero tagliata dal governo? Semplice, quella sulle imbarcazioni: azzerata fino ai 14 metri di lunghezza, dimezzata per gli scafi superiori ai 14 metri. Un bell'esempio di redistribuzione della ricchezza verso l'alto."
(sollevazione.blogspot.it)

"... per fare qualcosa di concreto, invece di fare finta di farlo, il governo avrebbe potuto ridurre le tasse sui disgraziati che le pagano, soprattutto per i redditi più bassi e spezzare quel legame perverso tra le fondazioni e le banche che soffoca la nostra economia per mantenere il controllo del credito nelle mani di pochi oligarchi. Per non incidere sul processo di consolidamento del bilancio pubblico, la riduzione andrebbe finanziata riducendo voci di spese improduttiva, o anzi dannose, quali i trasferimenti alle imprese (partita di giro per sostentare i bogliardi di stato travestiti da privati) o talune retribuzioni indebite e decisamente inique."

La realtà è meno comica del Decreto del Fare. L'ho scritto così tante volte qui che quasi mi viene la nausea a ripeterlo. Quindi lo faccio ripetere da altri con parole molto chiare:

"Si potrebbe continuare,... è meglio concentrarsi sul contesto in cui sono state prese queste misure. Un contesto nel quale il governo ammette di essere incapace di far fronte alle sue stesse promesse su IMU ed IVA. Un'incapacità dettata dai vincoli europei che, com'era facilmente prevedibile, non hanno fatto registrare alcun allentamento. Da qui la politica del rinvio: si è rinviato il pagamento dell'IMU sulla prima casa in attesa di una rimodulazione dell'imposta in modo da non ridurre il gettito complessivo; si rinvierà probabilmente la decisione sull'IVA in attesa di definire un inasprimento dell'IRPEF attraverso la ridefinizione (ovviamente con nuovi tagli) di deduzioni e detrazioni. Insomma, stante la gabbia europea, tutto si può fare fuorché ridurre la pressione fiscale, che anzi andrà in futuro aumentata.
L'impossibilità di far fronte anche a cifre relativamente modeste come quelle in questione, la dice lunga sulla forza, l'autorevolezza, l'autonomia del governo Letta, un governicchio che galleggia in attesa di tempi migliori, che qualche inguaribile ottimista prevede per il dopo-voto tedesco del 22 settembre.
...
Ma per quali motivi è questa la situazione? Le ragioni sono sempre più di una, ma una è quella davvero decisiva: la subalternità delle classi dirigenti nazionali nei confronti dell'Unione Europea. ... perfettamente in linea con quella del suo predecessore... Forse Letta non mostra un identico sadismo, ma la sua politica non è certo diversa.

Si vorrebbe allora la botte piena e la moglie ubriaca. Cioè il mantenimento degli obiettivi di bilancio, sposato a qualche allentamento di quei vincoli. Ecco allora la comica corsa ad ipotizzare ogni trucco contabile, al fine di rispettare formalmente il rapporto deficit/pil al 3%, pur infrangendolo nella sostanza. Sulla materia si è proposto di tutto e di più: scorporare dal computo suddetto le spese per gli investimenti, quelle sulle infrastrutture europee, quelle per «combattere la disoccupazione», quelle causate dai disastri naturali e chi più ne ha più ne metta. Sta di fatto che i decisori europei al momento non si sono affatto commossi, né per i terremoti, né per i disoccupati e neppure per le spese infrastrutturali...

Cambieranno le cose in futuro? I patiti dell'Europa pensano di sì. Ma su quali basi si fondino queste speranze non è dato sapere. Venendo a Roma, l'altro giorno, il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble, ha ribadito che gli obiettivi di bilancio non si toccano e che di flessibilità in Europa ce n'é già anche troppa.
...
Ecco perché, al di là dei singoli provvedimenti, le misure del governo Letta mostrano una miseria senza precedenti. Frutto di una subalternità coltivata lungo l'ultimo ventennio, di un'impossibilità di cambiare senza ammettere il proprio fallimento, di una classe dirigente che merita solo di essere cancellata.

Non c'è alcuna luce in fondo al tunnel, ma solo nuove sofferenze per il popolo lavoratore. Quisquilie e pinzillacchere, così l'insuperabile Totò avrebbe definito le modeste trovate di Letta e del suo «decreto del fare» di fronte alla crisi senza sbocchi che viviamo da cinque anni. Ma sono quisquilie e pinzillacchere che preparano i nuovi sacrifici che verranno richiesti in nome del Dio Euro. Probabilmente assai prima di quanto si pensi."

(sollevazione.blogspot.it)

La leggenda secondo cui ora alla politica dell'austerità si sostituirà quella della crescita, è appunto solo una leggenda metropolitana. L'Europa non può cambiare politica. Se lo facesse la Germania potrebbe accollarsi dei costi che non può (trasferimenti) o non vuole (quantitative easing) pagare. Quindi si continua sulla strada tracciata alla fine del 2011, e il Decreto del Fare verrà dimenticato nel giro di poche settimane. I suoi effetti saranno trascurabili. Quelli dell'austerità invece lasceranno cicatrici indelebili.

domenica 16 giugno 2013

Pasticcio in salsa grillina



La ricetta inventata da B. Grillo è la seguente: "come costruire un partito del 25% in pochi mesi e come distruggerlo poche settimane dopo le elezioni".
Espulsione dopo espulsione, il movimento in Parlamento si assottiglia sempre più. Mantenere il movimento duro e puro secondo gli slogan della campagna, e soprattutto sordo alle sirene provenienti dai partiti più contigui, diventa sempre più difficile. Diventa anche difficile far digerire agli elettori queste continue reprimende provenienti dal vertice del movimento, verso parlamentari accusati di trasgredire le regole su stipendi, rimborsi e televisione. E poi il fatto che il Movimento è impotente rispetto alle scelte del governo, innervosisce decisamente chi lo ha sostenuto. Tanto che alle amministrative recenti il M5s si è praticamente dimezzato.

Ora si aggiunge la pesante tegola della senatrice ribelle Gambaro e degli altri parlamentari che la seguirebbero, che potrebbe essere anche un complotto organizzato dal centro-sinistra per distruggere definitivamente il pericolo grillino, ma anche un semplice disfacimento di un gruppo politico cresciuto troppo in fretta.

"Uno statuto per la formazione di un nuovo gruppo parlamentare alla Camera: secondo indiscrezioni provenienti da ambienti parlamentari, i 'dissidenti' del M5S ci lavorano già da un pò. Ma, con l'avvio della procedura di espulsione della senatrice Adele Gambaro, tutto è stato accelerato ed il testo è quasi pronto. Un piccolo gruppo lo sta limando.
...
Il nuovo gruppo. Solo poche righe con le quali i deputati 'ribelli' sottolineano che intendono dare continuità al progetto del M5S ma - viene spiegato - "con maggiore attenzione alla gestione della democrazia interna". La formazione dei gruppi parlamentare necessita, come prima cosa, della stesura di uno statuto. La seconda condizione, sulla quale i dissidenti stanno lavorando anche in queste ore, è raggiungere l'adesione di almeno 20 colleghi
...
"Sostenere Adele non significa mettersi contro Grillo" - ha detto al Messaggero la senatrice M5S Serenella Fucksia - di lei vedo il grande lavoro che ha fatto in commissione e la serietà di una persona tranquilla e misurata". E ha assicurato: "A quanto mi risulta siamo tutti con Adele". Sulla stessa linea anche la deputata grillina Paola Pinna, che in un'intervista alla Stampa, si dice contraria all'espulsione di Gambaro. E annuncia che "se si rendesse necessario" lei sarebbe pronta ad entrare in un nuovo gruppo parlamentare: "Se la scelta fosse tra Grillo e la Gambaro per me sarebbe una scelta tra libertà e schiavitù. Io scelgo la libertà - spiega - se tra di noi non riusciamo a discutere in modo costruttivo, è giusto costituire un'altra casa"."

(www.repubblica.it)

"Beppe Grillo potrebbe persino decidere di ritirare il simbolo o chiedere a tutti i parlamentari di dimettersi. Un’eventualità drastica che in pochi si sentono di escludere, soprattutto se il numero dei potenziali dissidenti si aggirasse davvero sui sessanta tra deputati e senatori.

Un numero in realtà probabilmente sovrastimato, che tiene conto non solo dei veri e propri ribelli, ma anche di quelli che tra una assenza in assemblea e l’altra hanno dato prova di maggiore debolezza. “L’arma fine di mondo” del ritiro del simbolo, insomma, per ora sembra lontana. Perché dalle minacce si passi ai fatti, Grillo dovrebbe trovarsi in minoranza non solo nelle assemblee parlamentari. Ma anche tra gli iscritti, dove, al contrario, l’insofferenza sembra essere concentrata contro i dissidenti, rei di voler decidere in autonomia il destino – ma è solo l’ultimo caso – di Adele Gambaro a scapito del voto della base più ortodossa che reclama il rispetto da parte degli eletti del ruolo di portavoce."

(www.ilfattoquotidiano.it)

Ammetto che il disfacimento del grillismo è un tema con cui mi trovo a disagio, ma è comunque un argomento con cui dovrò fare i conti, essendo un elettore grillino prima entusiasta ed ora in parte deluso. Ma che questo argomento metta a disagio molti nella rete, che in campagna elettorale era tutto un decantare le qualità, la necessità e le promesse future del M5s, mi pare abbastanza evidente. Ora la rete latita un po' sull'argomento della fine del grillismo. L'entusiasmo per la novità è finito. Come accade spesso alle mode di questo inizio di nuovo secolo, arrivano, furoreggiano implacabili e poi scompaiono nell'indifferenza.

Eppure il problema tornerà, perché gli italiani non sanno quale forza politica delegare per guidarli nel periglioso mare del futuro.

"C’è da essere disperati, gli Italiani non sanno per chi votare, come ci ha dimostrato l’ultimo turno delle amministrative, al quale si è presentata meno della metà degli elettori.

Il risultato è che il Pd ha vinto tutto, l’unico partito che ancora conserva un minimo di organizzazione e uno zoccolo di elettori che votano sulla base dell’appartenenza.
...
Se avessero un’idea comune sul come governare il Paese, anche se solo avessero un’idea, ci andrebbe bene un monocolore, dai Comuni fino al governo, cosa che peraltro già esiste. Il punto è che alle politiche gli elettori si risvegliano e negano al Pd la maggioranza, dividendosi tra Berlusconi e Grillo e la situazione rischia la paralisi, o come ora ci regala un governo degli annunci.

Solo che il Paese sta morendo con una decrescita di 2,5% del Pil, un calo consistente dei consumi, dovuto al calo del potere d’acquisto delle famiglie.

L’unica cosa che cresce a due cifre è la disoccupazione.
...
La lega è morta e Grillo verrà distrutto dalla pochezza dei suoi eletti, gente che quando si è presentata al voto ha preso venti preferenze, o come l’ultima ribelle, zero. Siamo alla follia senza metodo.

Costruire una casa nuova non è facile, prima bisogna attendere che la vecchia crolli, ogni restauro è impossibile, se le mura sono fradice."

(www.finanzaelambrusco.it)

Per la mancanza di alternative, penso che alla fine il M5s non scomparirà. Potrà essere ridimensionato rispetto al risultato eclatante di febbraio, ma non esiste una vera alternativa politica. Anzi, tutto dipende dall'evoluzione della crisi e dal suo incattivirsi (vedi "La crisi aiuta Grillo"). Una crisi violenta potrebbe persino tornare a far crescere il consenso del movimento.

Comunque ora la scissione imminente dei parlamentari grillini ringalluzzisce il centro sinistra, e soprattutto i bersaniani, che vedono la possibilità di portare a termine il vecchio progetto di scouting, anche se un po' fuori tempo massimo:

"Il pallottoliere democrat si è fermato a 19. Ecco il numero magico. Siamo ancora alla teoria. Eppure è sufficiente una ventina scarsa di senatori M5S per permettere la nascita della nuova maggioranza. Alla Camera non servono innesti: grazie allo spropositato premio di “governabilità” del Porcellum, Pd e Sel controllano già Montecitorio. A Palazzo Madama i conti sono presto fatti. Per raggiungere l’autonomia servono 160 senatori. Pd e Sel sono a quota 115. Con i tre socialisti, il grillino epurato Marino Mastrangeli e il senatore a vita Emilio Colombo si arriva a 120. Sommando i 21 montiani si raggiungono i 141. Per diventare maggioranza basta il supporto di diciannove M5S."
(www.linkiesta.it)

La miglior critica a questo disegno viene dai lettori dell'articolo che così commentano:

"Solo uno che ha bevuto chissà quanto di chissà cosa può pensare che Scelta Civica appoggi un minestrone del genere. Basato su qualche decina di persone senza né arte né parte.
...
Dicono che siano trenta i senatori pronti a lasciare il M5S se la Gambaro sarà espulsa e se ciò dovesse succedere un governo di sinistra sarebbe cosa fatta. Ma non è così, dal momento che un'alleanza dei montiani con il Sel è meno probabile di quanto sembri. Scelta Civica fa parte del Governo perché nella coalizione c'è anche il Pdl che di SC, si voglia o no, è la casa madre. Serve perciò una buona dose di fantasia immaginare Monti e quel baciapile di Casini governare insieme con Vendola."

(www.linkiesta.it)

Inoltre il problema non è solo ottenere l'appoggio di Scelta Civica. Il problema è molto più grosso, bisogna ottenere anche l'appoggio dei 100 piddini che non votarono Prodi presidente per il semplice motivo che la loro scelta era già preordinata all'inciucio.

Quindi il problema al Senato non è risolvibile con 19 grillini transfughi, ma nemmeno con 25. Perché i numeri sarebbero troppo modesti per consentire una maggioranza stabile, visto che dentro SC e dentro il Pd si annida la fronda anti colazione di sinistra. Non penso che l'attuale governo possa essere sostituito facilmente. E anche se dovesse andare in crisi, la maggioranza che ne prenderebbe il posto sarebbe molto debole. In balia, a seconda dei punti di vista, degli integralisti dell'euro (fanatici della moneta) o dei sostenitori di un referendum sull'euro... Non vedo all'orizzonte soluzioni semplici: qualsiasi soluzione politica è un pasticcio, e probabilmente non si risolverebbe facilmente nemmeno con nuove elezioni.

sabato 15 giugno 2013

Intrecci di politica ed austerità


Nella piccola inerme e periferica Italietta la pace dello spread aveva dato un po' di speranza e concesso un attimo di distensione fra i blocchi politici, dopo il periodo di crisi politica acuta successiva alle elezioni. Che non sono andate secondo i voleri dell'Europa, ma per fortuna (per i tecnocrati europei) è stata messa una pezza proseguendo l'esperienza della "grante coalizzzione" alla tedesca.

Ma l'eventuale rinfocolarsi della crisi dello spread, potrebbe provocare un nuovo smottamento politico nella inutile, impotente classe dirigente governativa del paese. Cominciano ad avvertirsi avvisaglie della prossima crisi, che sarà questa volta italo-europea-tedesca. Se cadesse il governo Letta sarebbe un grosso dispiacere a Berlino.

"Dopo una luna di miele durata nemmeno due mesi arrivano come un fulmine a ciel sereno le parole di Saccomanni:

“il governo è consapevole degli effetti negativi che l'aumento può provocare in questo momento, ma il rendimento di coperture alternative potrebbe non essere meno gravoso”.

“Il solo rimandare di tre mesi l'aumento dell'Iva, comporterebbe il dover trovare risorse per circa 1 miliardo, mentre l'abolizione dell'Imu costringerebbe il governo a tagliare circa 8 miliardi di spese”.

Quindi se ricordo bene, stando all'impossibilità di abolire l'Imu e di arrestare l'aumento dell'Iva, il governo delle larghe intese dovrebbe esaurire il suo percorso entro la fine di agosto."

"Ma il segretario del Pdl, Angelino Alfano, sembra non sentirci da questo orecchio: «Per noi l'Imu è la nostra bandiera e non l'ammaineremo. L'eliminazione dell'Imu sulla prima casa non è un capriccio né un puntiglio, ma un punto imprescindibile».

BRUNETTA - A proposito dei «no», seppur a distanza e nelle stesse ore, Renato Brunetta sembra rispondere al premier. Infatti il capogruppo Pdl alla Camera afferma: «Siamo sicuri che Letta manterrà gli impegni e che dirà una parola di chiarezza» Poi esclude una «manovra correttiva»: «Le risorse si troveranno. L'Iva non aumenterà, così come sarà eliminata l'Imu per la prima casa. I ministri tecnici servono a questo: a risolvere i problemi». Brunetta rincara: «Dopo le incomprensibili e irresponsabili dichiarazioni di giovedì del ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato - che ha giudicato "impossibile" evitare l'aumento dell'aliquota Iva ed ha definito i due capigruppo del Pdl ottimisti della volonta» - finalmente è tornato un po' di buon senso all'interno del Partito democratico». Allo stesso tempo il ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando, ha dichiarato che per evitare l'aumento dell'Iva «tutti gli sforzi che si possono compiere vanno fatti»."

(www.corriere.it)

Insomma dopo le mirabolanti promesse lettiane, e le inevitabili constatazioni dell'impossibilità di mantenerle, si palesano nel governo le due fazioni principali: quella piddino-montiana propensa a mantenere il rigore europeo a tutti i costi, quella pidiellina del "e chi se ne frega dell'Europa..." che prima o poi diventerà "e chi se ne frega dell'euro..." con annessi e connessi.

Perché in un primo momento sembrava che fra le due fazioni potesse esserci un punto di incontro. Entrambe l'hanno sperato, ma la realtà dell'austerità krucca non lascia margini di manovra per nessuna delle due fazioni:

"Ieri il solito Schauble al quale probabilmentela vita non ha riservato tante fortune, se non quella di potersi oggi sfogare sugli altri per le proprie disgrazie ha proseguito la triste e paranoica cantilena alemanna… nein, nein, nein!
...
Prima di andare oltre sintetizzo per tutti coloro che non masticano minimamente economia che la storia e l’evidenza empirica insegna che senza investimenti statali nel bel mezzo di una crisi di debito privato, provocata dalle banche, una debt deflation generalizzata non c’è scampo e che un’alta e feroce tassazione, l’austerità come insegna la storia della Repubblica di Weimar ma non solo sono l’anticamera dell’inferno.
...
È un lungo e accurato ragionamento, sulla fiducia recuperata, sugli sforzi fatti finora, sui rischi corsi dall’eurozona, quello che propone Wolfgang Schäuble prima di dire ancora una volta no. L’Italia chiede il calcolo degli investimenti fuori dal deficit, e il ministro delle Finanze tedesco replica: questa strada “è sbagliata”. "

(icebergfinanza.finanza.com)

Quindi niente. Per Letta si preclude anche la strada di poter fare investimenti separandoli dalle spese correnti ed escludendoli dalla procedura di deficit. A Letta viene consentita un'unica politica economica: quella tracciata dal governo Monti nel 2012. Credo che a questo punto il governo possa arrivare a una qualche forma di crisi o di blocco della sua operatività.

Inoltre Laffer (chi era costui...) non lascia scampo e sgonfia l'ottimismo del governo. Il gettito dell'aumento Iva dovrebbe compensare il mancato gettito dell'aumento già avvenuto... lo so è folle. Ma è così: l'aumento Iva ha provocato una caduta dei consumi che ha provocato una diminuzione di gettito. Cosa hanno pensato allora i geni dell'austerità? semplice: conviene continuare ad aumentare l'aliquota Iva... o no?

Potremmo perciò avere davanti  a noi, a breve, due possibili scenari.

Nel primo il governo arrancherà fino alle elezioni tedesche di settembre senza colpo ferire: cioè senza riuscire a fare un solo provvedimento utile, bloccato dalle opposte fazioni interne. Quella filoeuropea terrorizzata di dover disubbidire ai vari figli di Troika e parenti... dell'Europa; quella pidiellina terrorizzata dal ritorno alle elezioni in un clima di piena sfiducia che colpisce più il centro destra della parte opposta.

Nel secondo scenario invece, la fazione pidiellina, per vari motivi, tra cui anche la sconfitta elettorale alle amministrativa, potrebbe abbandonare il governo e ritornare all'opposizione accusando Letta, come già fece con Monti, di essere succube di Merkel, Schauble, Draghi ecc. e quindi di portare l'Italia al disastro seguendo le politiche di austerità nuda e cruda.

In questo caso potrebbe ricominciare il balletto di corteggiamento fra Pd, Sel e grillini. Non il M5s, ma alcuni parlamentari grillini fuoriusciti o cacciati:

"Del resto la spaccatura che sta avvenendo all'interno del movimento cinque stelle, rappresenta una probabile opportunità per il centro sinistra, per formare una maggioranza in grado di governare a lungo tempo, ma soprattutto per attuare misure politico economiche più vicine ai propri elettori. Quindi, se da un lato la sconfitta del Pdl, sembrava aver allungato la vita del governo, dall'altro, sembrano nascere forze politiche all'interno del Parlamento, in grado di indebolirlo fino al punto di farlo implodere."
(borsadocchiaperti.blogspot.it)

L'attuale maggioranza verrebbe quindi sostituita da una più omogenea, più razionale. Ma non probabilmente più forte. Anzi sarebbe una maggioranza composta da piddini pronti a "morire per l'euro" (Letta docet) e parlamentari di sinistra pronti ad uccidere l'euro, o comunque decisi a chiedere imponenti politiche per il lavoro. Come faranno anche in questo caso a coesistere due fazioni i cui una non farebbe nulla nemmeno per trovare 4 miliardi per non aumentare l'Iva e una che invece vorrebbe fare politiche sul lavoro che potrebbero richiedere somme esorbitanti (80 miliardi il piano prospettato da Alfano - vedi "Grasse sovrane risate"), è tutto da vedere.

Anche un governo completamente di centro-sinistra più la sinistra, risulterebbe carico di contraddizioni insanabili. Il problema della fazione "euro austerica" dell'"Europa o morte", contenuta in massima parte nel centro-sinistra più elitario, è che si rende conto di essere ormai minoritaria. Sa che ha sia a destra che a sinistra due potenti fazioni che stanno ripensando con nostalgia alla spesa pubblica e quindi guardano sempre più con sospetto la costruzione europea. Questa fazione filo-euro di centro-sinistra più bocconiani, sa anche che difficilmente le due fazioni a destra e a sinistra potranno coalizzarsi. Però è conscia del fatto che se non arriveranno risultati tangibili presso la cittadinanza, è chiaro che le canzoni "più Europa" e "l'euro è irreversibile" usciranno velocemente dalla hit parade.

La mia previsione è che ci aspetta un periodo di confusione politica che accompagnerà il relativo periodo di aggravio di crisi economico-finanziaria. Probabilmente non ci permetteranno di votare in autunno, il Presidente della Repubblica ha ancora in mano le sue carte da giocare, però il quadro politico diventerà sempre più instabile. Alla fine quando il topo si trova in una trappola entra in gioco la disperazione: non ci sono più cunicoli da dove uscire, l'unica soluzione è rosicchiare la gabbia. E la nostra gabbia si chiama euro. Il dibattito sull'euro è destinato a crescere sempre più.

Scrive sul suo blog il prof. Bagnai, che ha intenzione di chiuderlo. Farebbe bene. Non serve più, ormai la strada della disfatta è stata intrapresa e quindi gli avvertimenti sono inutili. Non ci resta che giungere fino all'epilogo finale che non potrà che essere uno solo: fine dell'euro. La seconda possibilità, cioè quella del "più Europa" non è praticabile, perché per fare un'Europa politica unita è necessario che gli europei siano tutti d'accordo. E questo accordo non esiste al momento. Anzi viviamo in un periodo in cui le opinioni pubbliche sono piuttosto orientate vero l'euroscetticismo. Quindi? non c'è più nulla da fare. Non si può fare altro che attendere l'imminente ribaltamento dei mercati internazionali (già in essere vedi "Il kamikaze della Fed...") e il conseguente disastro della zona euro.

La politica italiana è stata privata di sovranità, per cui è inutile appassionarsi a questa o a quella fazione: non contano nulla. Dopo la grande crisi ci sarà forse una nuova politica, nuovi protagonisti, e questi avranno di nuovo poteri effettivi.